Le verste italiane di Ivan Cvetaev.
BVI 72

Elena Borisovna SOSNINA
Le verste italiane di Ivan Cvetaev.Traduzione dal russo di Piero Cazzola.
Biblioteca del Viaggio in Italia «Studi»
pp.150, ill., 25 tt. a colori.
ISBN 88-7760-072-5.
29.00 €
Il libro di Elena Sosnina è dedicato allo straordinario erudito e umanista russo, fondatore del Museo di Belle Arti, Ivàn Vladìmiroviã Cvetaev (1844-1913). Ivan Vladìmiroviã frequentò la sezione classica della facoltà storico-filologica dell’Università di San Pietroburgo, poi insegnò filologia romana come titolare della cattedra dell’Università di Varsavia (1872-76) e successivamente di quella di Mosca, a partire dal 1877. In questo libro è messo in luce il primo periodo di attività scientifica di Cvetaev, assai meno studiato in Russia, in quanto tutta l’attenzione dei ricercatori si è concentrata finora sul periodo della sua vita connesso alla fondazione del Museo. Esso, pertanto, colma una grossa lacuna nello studio della vita e dell’attività di Cvetaev. La Sosnina segue accuratamente le tappe importanti di questo periodo della sua vita: gli anni scolastici a Šuja e il ruolo rappresentato da Ãurilovskij; la prima missione in Italia (1874-76), legata allo studio dei dialetti italici, che divennero l’oggetto prevalente del suo interesse scientifico; la seconda missione (1880), offertagli per continuare lo studio della storia della lingua latina e dei dialetti italici. Sono menzionati i fruttuosi risultati di quelle missioni: il lavoro sulle Iscrizioni osche Iscrizioni osche, discusso come tesi di dottorato nel 1877 e pubblicato in forma di volume-atlante e gli articoli sui dialetti italici. Un particolare pregio, nel libro della Sosnina, presenta l’accurata indagine sulla collaborazione scientifica di Cvetaev con studiosi italiani così autorevoli come Giulio De Petra e Raffaele Garrucci, con dotti autodidatti come Antonio De Nino e con archeologi «entusiasti», fondatori di musei locali, come Gabriele Jannelli. I contatti scientifici e i rapporti amichevoli col De Nino proseguirono per 26 anni (1880-1906) e terminarono solo con la morte dello studioso italiano; tuttavia, il suo nome era rimasto ignoto alla scienza russa ed è merito indiscutibile della Sosnina l’avere per la prima volta appuntato l’attenzione alle lettere del De Nino a Cvetaev, conservate nell’archivio del Museo di Belle Arti di Mosca.